מדד S&P 500

Volatilità reale vs VIX: perché il “fear index” spesso inganna

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Negli ultimi anni il VIX è diventato lo strumento di riferimento per valutare il rischio di mercato. Tuttavia, il suo comportamento suggerisce che stia funzionando più come prezzo dell’assicurazione che come misura pulita della volatilità futura.

Un’analisi basata direttamente sui movimenti reali dell’S&P 500 mostra una separazione molto più netta tra fasi di mercato stabili e fasi di stress rispetto a segnali derivati dal VIX.

Metodo di osservazione

Per confrontare i due approcci, è utile osservare:

Volatilità realizzata: media a 21 giorni dei movimenti assoluti dell’S&P 500

Volatilità implicita: media a 21 giorni dei movimenti assoluti del VIX

Entrambe le serie possono essere normalizzate (Z-score) e suddivise in tre regimi:

Stabile

Neutrale

Stressato

L’obiettivo non è prevedere la direzione, ma valutare l’ampiezza del movimento futuro.

Risultati chiave
1. La volatilità reale separa meglio i regimi

Quando il mercato entra in un regime “stabile” secondo la volatilità realizzata, il range dei giorni successivi è nettamente compresso.
Al contrario, nei regimi “stressati” identificati dalla volatilità reale, il range e la probabilità di movimenti estremi aumentano in modo significativo.

Il VIX, invece, tende a:

rimanere elevato anche in fasi di mercato calme

sottostimare i veri picchi di volatilità

produrre una distribuzione dei regimi sorprendentemente stabile nel tempo

2. Il VIX è strutturalmente distorto

Il comportamento del VIX riflette:

domanda costante di copertura da parte di operatori istituzionali

flussi sistematici su opzioni put

premi assicurativi che non si riassorbono rapidamente

Questo fa sì che il VIX perda sensibilità ciclica, diventando un indicatore “appiccicoso” verso l’alto.

3. La volatilità reale segue i cicli, il VIX no

La volatilità realizzata mostra:

lunghi periodi genuinamente tranquilli

cluster di stress concentrati

forti variazioni nella frequenza dei regimi

Il VIX, al contrario, tende a livellare queste differenze, riducendo la capacità di distinguere tra rischio latente e rischio effettivo.

Implicazioni operative

La volatilità reale è un filtro di rischio più affidabile per sizing, esposizione e gestione del leverage

Il VIX funziona meglio come termometro del prezzo della protezione, non come previsore diretto dei movimenti

I regimi basati su volatilità realizzata migliorano la lettura dei contesti di mercato, specialmente per:

range trading

gestione del drawdown

strategie systematiche e discrezionali

Conclusione

Il mercato non è guidato solo dalle aspettative, ma dal comportamento effettivo del prezzo.
In un contesto in cui il VIX riflette sempre più una struttura di domanda assicurativa permanente, ancorare l’analisi della volatilità ai movimenti reali dell’indice offre una lettura più pulita, ciclica e operativamente utile del rischio.

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